<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-5376125942028948735</id><updated>2011-07-30T21:40:43.079+02:00</updated><category term='Parte 04'/><category term='Parte 09'/><category term='Parte 10'/><category term='Parte 08'/><category term='Parte 05'/><category term='Parte 03'/><category term='Parte 01'/><category term='Parte 06'/><category term='L&apos;acqua bolle a cento gradi'/><category term='Parte 07'/><category term='Parte 02'/><title type='text'>Quattro in linea - Storie in fuorigioco</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://quattroinlinea.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5376125942028948735/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://quattroinlinea.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Thecozzy</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01697140774614489321</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_admShsLB7gI/SUvrxdRuNII/AAAAAAAAAAM/vq6xdnn0Y4I/S220/thecozzy.JPG'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>10</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5376125942028948735.post-4808218447346904658</id><published>2010-05-30T17:41:00.002+02:00</published><updated>2010-05-30T17:45:53.291+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='L&apos;acqua bolle a cento gradi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Parte 10'/><title type='text'>L' acqua bolle a 100 gradi - Parte 10</title><content type='html'>Pino aveva appoggiato lo scooter, o meglio quel che ne restava, a un muro di cinta sul quale era affisso un manifesto beffardo di un amaro il cui motto recitava “Cosa vuoi di piu’ dalla vita?”. Lo lesse in automatico con la coda dell’occhio e non seppe trattenere un vaffa.&lt;br /&gt;Sapeva che in caso di incidente non si doveva muovere il ferito e che bisognava chiamare il 118, ma in mezzo a quel delirio l’ambulanza sarebbe arrivata al calar della sera. Del resto, si disse, era solo un po’ di sangue dal naso. Non vide fratture evidenti. Certo l’angelo biondo era ancora mentalmente tra le nuvole, ma impulsivo com’era prese la decisione di caricarla in macchina e di portarla al San Carlo, che in condizioni normali distava cinque minuti al massimo.&lt;br /&gt;Vide il segno della ruota del motorino impresso nella portiera di destra, come l’immagine di Cristo sulla Sindone, quello del casco sul cofano, come lo stampo di uovo di pasqua e il naso pesto della bionda, fece un rapido conto e vide la liquidazione volare tra nubi grigie di Milano.&lt;br /&gt;Si la liquidazione, visto che il Bottini a quell’ora avrebbe di certo già firmato la sua lettera di licenziamento e questa era l’unica cosa assodata, sicura come il giorno che precede la notte.&lt;br /&gt;Mando’ a cagare la folla che nel frattempo si era formata, e mentre a turno tutti si improvvisano medici sputando diagnosi, sollevo’ delicatamente Alice tenendogli ferma la testa il più possibile.&lt;br /&gt;Certo al corso di pronto soccorso tenuto in ditta Pino era stato più attento alle curve della docente che al resto, ma qualche frammento di lezione era rimasto ficcato nella sua testa sbagliata ed adesso tornava utile.&lt;br /&gt;L’appogio’sul sedile posteriore con un’ attenzione tale che pareva maneggiasse una fiala di nitroglicerina.&lt;br /&gt;Si fermò a guardarla solo un istante. Certo che era bella da far male, con quei capelli biondi spettinati, gli occhi verde smeraldo e quattro lentiggini che facevano da cornice al naso. “Un naso rosso sangue, merda!” si disse, sbattendo la portiera e saltando al volante. Mise in moto, e quasi fosse inseguito dagli angeli dell’apocalisse zizago’ tra le auto ferme e fece un inversione da codice penale saltando di netto il cordolo che divideva le due carreggiate. “Presto cazzo.. presto!”. Butto’ un occhio allo specchietto retrovisore cercando un movimento, un gesto, ma l’angelo non ne voleva sapere di ritornare sulla terra. Il respiro era regolare e il sangue aveva smesso di colare. “E’ un buon segno “ disse Pino “O forse no? Merda”.&lt;br /&gt;Tiro’ un pugno allo stereo che nel frattempo proponeva “Baby I’m gonna leave you” degli Zeppelin.&lt;br /&gt;Al terzo pugno il frontalino si stacco’ di netto e nell’abitacolo scese il silenzio.&lt;br /&gt;Il cervello di Pino stava per esplodere, troppi pensieri, troppe rogne, la vita che stava precipitosamente finendo nel cesso, mancava solo qualcuno che tirasse la corda.&lt;br /&gt;Il silenzio, i pensieri, il tachimetro che segna i 120, il silenzio, la paura, il sudore freddo che irriga la schiena, il silenzio, un gemito…&lt;br /&gt;“Cazzo un gemito..”. Pino sollevò lo sguardo allo specchietto e vide un angelo biondo sanguinante seduto sul sedile posteriore. Pino tirò un inchiodata tale che una nuvola di fumo avvolse l’Alfa per alcuni secondi.&lt;br /&gt;“Ma che cazzo fai?” sentenziò Alice. “Non ci sei riuscito la prima volta ad ammazzarmi, ci vuoi riprovare?”&lt;br /&gt;“Co-come stai?” riuscì a balbettare Pino.&lt;br /&gt;“Ho un gran mal di testa.. ma tu chi sei?”&lt;br /&gt;“Sono la ragione della tua emicrania mi sa, mi spiace ti ho tagliato la strada e mi sei finita dritta sul cofano..”&lt;br /&gt;“O merda, ora ricordo sei il coglione che non guarda a destra.. “&lt;br /&gt;“Già, il coglione…”&lt;br /&gt;“Dove mi stai portando? E il mio scooter?”&lt;br /&gt;“Ti sto portando al San Carlo, eri priva di sensi…”&lt;br /&gt;“Non ci provare nemmeno, andiamo a casa tua, subito e non fare domande”&lt;br /&gt;Pino mise in prima senza fare domande e capì che quella non era un giornata come altre, che sarebbe andato incontro ad un mare di guai, ma del resto come si fa a contraddire un angelo caduto dal cielo?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5376125942028948735-4808218447346904658?l=quattroinlinea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://quattroinlinea.blogspot.com/feeds/4808218447346904658/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5376125942028948735&amp;postID=4808218447346904658&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5376125942028948735/posts/default/4808218447346904658'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5376125942028948735/posts/default/4808218447346904658'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://quattroinlinea.blogspot.com/2010/05/l-acqua-bolle-100-gradi-parte-10.html' title='L&apos; acqua bolle a 100 gradi - Parte 10'/><author><name>Thecozzy</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01697140774614489321</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_admShsLB7gI/SUvrxdRuNII/AAAAAAAAAAM/vq6xdnn0Y4I/S220/thecozzy.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5376125942028948735.post-7334995565515580767</id><published>2009-12-02T20:17:00.006+01:00</published><updated>2010-05-30T17:53:14.978+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='L&apos;acqua bolle a cento gradi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Parte 09'/><title type='text'>L' acqua bolle a 100 gradi - Parte 9</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:arial;font-size:100%;"&gt;Milano di giorno e’ come la tua vicina di casa, la vedi uscire di casa sempre alla solita ora. Di fretta, senza trucco con la colazione fatta a metà. Un po’ grigia, sempre uguale tutte le mattine, monocromatica con le strade che fanno tutt’uno con il cielo. Sempre indaffarata la vedi tornare la sera con le buste del super, perennemente sotto stress con la convinzione di avere dimenticato qualcosa di importante. Sempre la stessa, sempre se stessa, ma&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:100%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:100%;"&gt;cattura sempre il tuo sguardo. Questa è Milano di giorno. &lt;?xml:namespace prefix = o /&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:100%;"&gt;Ma di sera che farà? Di sera il grigio se ne va, cala lo scuro, si accendono le luci e che lo spettacolo abbia inizio signori. Ogni sera una vicina diversa se vuoi. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;Con il vestito lungo delle grandi occasioni per portarla fuori a teatro. In jeans e maglietta per un aperitivo sui Navigli. In minigonna e stivali neri per andare a ballare. Vestita di pelle per entrare in locali per pochi adepti. Casual per una serata ad un concerto, rock, jazz, pop. Mille facce, mille Milano diverse con il buio. Tutte, terribilmente e dannatamente intriganti. Poi torna a casa,&lt;span style="font-size:+0;"&gt; &lt;/span&gt;si leva il trucco e la mattina dopo la rivedi sul pianerottolo di casa con una matita tra i capelli.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt; &lt;p class="MsoNormal"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Chi la detesta non la conosce fino in fondo. Si ferma alla buccia, il meglio è all’interno e di polpa ce n’è per tutti.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;Milano fatta di contrasti, puoi trovare le osterie e la movida lungo i Navigli e la circonvallazione e la tangenziale a meno di un chilometro di distanza.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;Vedi modelle che entrano arrampicate su di un tacco quindici all’ Holliwood e le mignotte rumene quattro incroci più in la’.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;La maestosità della stazione centrale e l’umanità allo sbando del piazzale Duca D’Aosta.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;In questa Milano Alice stava tornando a casa la sera prima in sella al suo scooter. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;Aveva passato la serata in periferia, tra i palazzoni popolari della Barona. Una serie infinita di parallelepipedi di cemento separati dalla circonvallazione esterna. Una miriade di parabole aggrappate alle pareti e tante brutte storie da raccontare tra quelle mura grezze.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;Il giornale l’aveva inviata per documentare l’ennesimo fatto di cronaca nera. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;Una discussione al parchetto era stata risolta con sette coltellate. Un marocchino all’ospedale ed un&lt;span style="font-size:+0;"&gt; &lt;/span&gt;pakistano che sarebbe tornato a casa disteso con i piedi in avanti. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;Naturalmente nessuno aveva visto ne sentito nulla, quindi Alice si limitò a raccogliere qualche dichiarazione dei carabinieri giunti sul posto e qualche indiscrezione dai colleghi più anziani. Scrisse il pezzo sul suo mini pc portatile e lo inviò via mail in redazione.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;Rimise il compaq nel sottosella, indossò il casco, vide l’ora sul cruscotto illuminato di azzurro e decise che quella notte fosse ufficialmente da archiviare.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;Girò la chiave e apri il gas in direzione dell’amato letto di casa.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Questo era il programma ma tre semafori dopo vide qualcosa che non avrebbe dovuto.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5376125942028948735-7334995565515580767?l=quattroinlinea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://quattroinlinea.blogspot.com/feeds/7334995565515580767/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5376125942028948735&amp;postID=7334995565515580767&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5376125942028948735/posts/default/7334995565515580767'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5376125942028948735/posts/default/7334995565515580767'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://quattroinlinea.blogspot.com/2009/12/l-acqua-bolle-100-gradi-parte-9.html' title='L&apos; acqua bolle a 100 gradi - Parte 9'/><author><name>Thecozzy</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01697140774614489321</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_admShsLB7gI/SUvrxdRuNII/AAAAAAAAAAM/vq6xdnn0Y4I/S220/thecozzy.JPG'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5376125942028948735.post-3749145507074467328</id><published>2009-04-30T17:05:00.005+02:00</published><updated>2010-05-30T17:52:11.762+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='L&apos;acqua bolle a cento gradi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Parte 08'/><title type='text'>L'acqua bolle a 100 gradi - Parte 8</title><content type='html'>Pino già si vedeva scorticato vivo ed appeso per i piedi in sala riunioni dal Bottini. L'ammasso di lamiera e pneumatici chi si snodava davanti a lui in direzione Ghisolfa pareva interminabile. Non un cenno di vita, un immobile serpente metallico a cui avevano mozzato la testa probabilmente. Si accese una sigaretta ed abbassò il finestrino facendo uscire una nuvoletta di fumo azzurrognolo misto a bestemmie.&lt;br /&gt;Guardò nervosamente l'orologio e tirò una stecca al volante attaccandosi al clacson. Gli venne in mente un vecchio film con Michael Douglas, "Un giorno di ordinaria follia", in cui il classico impiegato modell0 in camicia bianca e cravatta nera, perfettamente ingellato, sbarellava in mezzo al traffico, scendeva dall'auto, apriva il portabagagli ed invece che prendere la ventiquattrore, estraeva un cannemozza e cominciava a sparare a casaccio. Un sorriso malefico gli solcò il viso.&lt;br /&gt;Fu in quel momento che la coda si mosse. Non di molto, un paio di metri appena. Quelli a destra invece pareva andassero. La voce di Robert Plant ululava in "Immigrant song".&lt;br /&gt;"Eh no cazzo, vado io..."&lt;br /&gt;La vena che portava l'ossigeno al cervello si chiuse improvvisamente e senza pensare fece quello che gli cambiò la vita per sempre. Mise in prima e sterzò a destra senza nemmeno guardare. Fu allora che sentì un tonfo nella portiera di destra e vide un angelo biondo in jeans ed American Eagle volargli sul cofano.&lt;br /&gt;"Porca puttana" furono le uniche due parole che riusci a proferire in quell'attimo.&lt;br /&gt;Mise in folle, tirò il freno a mano e si catapultò fuori inciampando nel tappetino rischiando di rompersi l'osso del collo.&lt;br /&gt;Si avvicinò con cautela quasi per paura di svegliarla, si accasciò tremando come una foglia al vento e la vide.&lt;br /&gt;Aveva avuto la conferma, Dio esisteva e gli aveva mandato il suo angelo più bello per salvarlo. Il problema era che nell'atterraggio era svenuto ed ora perdeva copiosamente sangue dal naso.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5376125942028948735-3749145507074467328?l=quattroinlinea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://quattroinlinea.blogspot.com/feeds/3749145507074467328/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5376125942028948735&amp;postID=3749145507074467328&amp;isPopup=true' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5376125942028948735/posts/default/3749145507074467328'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5376125942028948735/posts/default/3749145507074467328'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://quattroinlinea.blogspot.com/2009/04/lacqua-bolle-100-gradi-parte-8.html' title='L&apos;acqua bolle a 100 gradi - Parte 8'/><author><name>Thecozzy</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01697140774614489321</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_admShsLB7gI/SUvrxdRuNII/AAAAAAAAAAM/vq6xdnn0Y4I/S220/thecozzy.JPG'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5376125942028948735.post-6542067801831195475</id><published>2009-04-29T12:52:00.004+02:00</published><updated>2010-05-30T17:51:37.723+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Parte 07'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='L&apos;acqua bolle a cento gradi'/><title type='text'>L'acqua bolle a 100 gradi - Parte 7</title><content type='html'>Alice arrivava abbondantemente oltre i 60 in sella al suo Liberty Piaggio azzurro metallizato. Era uscita di casa in zona Bonola dieci minuti prima. Di una bellezza affascinante e castigante, come le punizioni di Roberto Baggio dai sedici metri, avrebbe detto Pino. Trent'anni portati con leggerezza, capello biondo corto, spettinato in base alle voglie del suo cuscino rosa, occhio verde chiaro come le biglie che si usavano da piccoli sulla spiaggia di Cesenatico. Avrebbe steso Rocky Marciano solo con lo sguardo, la spugna sarebbe arrivata a centro ring a metà del primo round e chi si è visto si è visto con buona pace di Adriana.&lt;br /&gt;Aveva fatto colazione con un caffè avanzato dalla sera prima, scaldato in venti secondi benedetti di microonde, che ogni mattina le facevano guadagnare i cinque minuti di moka. Come al solito si era messa un paio di jeans stinti, una felpa nera e le immancabili American Eagle bianche e rosa. Aveva afferrato casco e tracolla, chiuso casa e si era fiondata in strada ingoiando una Pangocciola del Mulino mentre faceva i gradini a due a due. Saluto' la portinaia e si trovo' nella jungla mattuttina del marciapiede sotto casa dove l'aspettava il fidato scooter. Infilo' il casco, giro' la chiave e imbocco' il viale che l'avrebbe portata in redazione.&lt;br /&gt;Alice lavorava ad uno di quei giornali gratuiti che ti appioppano anche controvoglia non appena ti avvicini ad una stazione della metropolitana milanese. Seguiva la cronaca nera della Big City, per lo più i soliti accoltellamenti fuori dalle discoteche frequentate da extracomunitari, regolamenti di conti della mala, qualche marito che aveva deciso di rescindere il proprio contratto matrimoniale a modo suo o storie di droga e prostituzione. Tutto quello che rende così dannatamente movimentata questa grigia città del nord. Era un lavoro che la metteva a contatto diretto con le peggio persone di Milano, ma pagava bene e rendeva le nottate mai uguali.&lt;br /&gt;Tutto filava liscio ma l'altra notte si era imbattuta in qualcosa di grosso. Ne era certa. Talmente grosso che il peso l'aveva schiacciata nelle tre ore passate a girarsi tra le coperte.&lt;br /&gt;A questo pensava zigzagando tra le auto ferme in coda davanti al Palalido.&lt;br /&gt;La fila ad un certo punto si mosse, tutti ripartirono lentamente, ma in un pertugio in cui sarebbe passato a malepena un'ape cross si materializzò un Alfa 75 con "Immigrant song" dei Led Zeppelin che usciva a manetta dai finestrini.&lt;br /&gt;Fece appena in tempo a pensare "Oh cazzo..." e fu tutto nero e silenzio.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5376125942028948735-6542067801831195475?l=quattroinlinea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://quattroinlinea.blogspot.com/feeds/6542067801831195475/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5376125942028948735&amp;postID=6542067801831195475&amp;isPopup=true' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5376125942028948735/posts/default/6542067801831195475'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5376125942028948735/posts/default/6542067801831195475'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://quattroinlinea.blogspot.com/2009/04/lacqua-bolle-100-gradi-parte-7.html' title='L&apos;acqua bolle a 100 gradi - Parte 7'/><author><name>Thecozzy</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01697140774614489321</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_admShsLB7gI/SUvrxdRuNII/AAAAAAAAAAM/vq6xdnn0Y4I/S220/thecozzy.JPG'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5376125942028948735.post-2847167899820384931</id><published>2009-03-17T19:51:00.002+01:00</published><updated>2010-05-30T17:51:14.851+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='L&apos;acqua bolle a cento gradi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Parte 06'/><title type='text'>L'acqua bolle a 100 gradi - Parte 6</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;“Cazzo! Dio stramaledica il traffico e chi lo ha inventato” sputò Pino sbattendo la portiera della sua Alfa 75 vecchia di tredici anni parcheggiata di sbieco sul marciapiede sotto casa.&lt;?xml:namespace prefix = o /&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;Le macchine procedevano in colonna in direzione San Siro e tutto ciò voleva dire una sola cosa. Guai. Non sarebbe mai potuto arrivare in rimessa ad un orario decente e il Bottini questa volta gliela avrebbe fatta purgare per davvero.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;Girò la chiave che trovò nella tasca interna del giubbotto di pelle dopo vari tentativi, si accese una Marlboro con l’accendisigari rovente e saltò giù dal marciapiede senza guardare troppo di chi fosse la precedenza. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;Infilò Headless Cross dei Black Sabbath nel lettore cd, pescandolo a caso tra quelli sparpagliati sul cruscotto e cominciò a zigzagare nel traffico, sorpassando file di macchine andando abbondantemente contromano tra lampeggianti ed insulti di chi proveniva dalle parte opposta.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;L’alcool della sera prima gli faceva ancora pulsare le tempie, ma il buon tabacco e l’incazzatura montante lo stavano tenendo comunque a bada.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;Entrò in via Harar passando con un giallo molto somigliante ad un rosso fuoco, facendo fischiare i pneumatici Pirelli ormai alla frutta, scalò in seconda e ripartì a scheggia verso lo stadio.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;Il cellulare suonava all’impazzata, sul display una scritta a lettere cubitali, CAPO!!.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;“Merda, questo mi ammazza oggi”.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;Non rispose e chiuse il telefono nel porta-oggetti per non sentirlo più. Un sorriso sarcastico gli segnò il volto. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;Un’ immagine curiosa gli si era formata in mente. Il Bottini accasciato sulla scrivania in preda ad un attacco di bile. Si guardò nel retrovisore e si vide una merda. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;“Cazzo hai combinato ieri sera, eh?” si disse.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;Tagliò la strada ad una ragazza, che per tutta risposta gli indicò il dito medio. Era troppo graziosa, non seppe resistere e fermo allo stop le mandò un bacio con tanto di soffio. Lei sorrise e Pino ripartì sgommando.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;Il ritardo ormai non si contava più solo in&lt;span style="font-size:+0;"&gt; &lt;/span&gt;minuti, e la Bovisa era ancora un miraggio lontano. Si accese un’altra sigaretta e si appese al clacson. Tutti fermi, ognuno nella sua latta a quattro ruote. Avesse avuto qualche soldo in più si sarebbe finalmente comprato una maledetta Vespa. I motociclisti, li vedeva sfrecciare tra le auto ed avrebbe voluto fermarne qualcuno, abbandonare l’Alfa e via.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;Il Bottini nel frattempo aveva finito i Santi in cielo e consumato l’indice a furia di comporre quel fottutissimo numero di telefono invano.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;Il volto era nero come il cielo prima di una tromba d’aria e non prometteva nulla di buono. A&lt;span style="font-size:+0;"&gt; &lt;/span&gt;guardar bene si potevano pure scorgere dei lampi fuoriuscire dalle narici.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;“E’ meglio che non arrivi, perché se lo becco non sarà più lo stesso” sbraitò rivolto al nulla.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;Il Bottini non sapeva ancora cosa sarebbe successo da li a poco, ma a suo modo c’aveva preso in pieno.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5376125942028948735-2847167899820384931?l=quattroinlinea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://quattroinlinea.blogspot.com/feeds/2847167899820384931/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5376125942028948735&amp;postID=2847167899820384931&amp;isPopup=true' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5376125942028948735/posts/default/2847167899820384931'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5376125942028948735/posts/default/2847167899820384931'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://quattroinlinea.blogspot.com/2009/03/lacqua-bolle-100-gradi-parte-6.html' title='L&apos;acqua bolle a 100 gradi - Parte 6'/><author><name>Thecozzy</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01697140774614489321</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_admShsLB7gI/SUvrxdRuNII/AAAAAAAAAAM/vq6xdnn0Y4I/S220/thecozzy.JPG'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5376125942028948735.post-6007530100592320907</id><published>2009-02-21T10:31:00.003+01:00</published><updated>2010-05-30T17:50:55.645+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Parte 05'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='L&apos;acqua bolle a cento gradi'/><title type='text'>L'acqua bolle a 100 gradi - Parte 5</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;Il Bottini era il suo capo. I due andavano d’accordo come la marmellata e gli spaghetti. Solo esseri fuori dal mondo come i crucchi trovavano gustosa una schifezza simile. Il Bottini, rigorosamente con l’articolo come si usa nella valle Padana, era un ometto di un metro e sessantacinque, quattro capelli bianchi ai lati e una pelata mal tenuta al centro. Sessant’anni portati alla peggio per intenderci. Aveva fatto mille lavori in vita sua. La scuola gli aveva fatto prurito ben presto e a quattordici anni già lavorava in cantiere come garzone. Gli extracomunitari erano quelli che arrivavano da sotto Bologna e la paga era da fame. Girava quintali di malta e portava secchi lungo i ponteggi, rincorso da bestemmie indicibili in bergamasco stretto. Probabilmente in quel tempo si formò il suo carattere brusco.&lt;span style="font-size:+0;"&gt; &lt;/span&gt;Operaio in fabbrica a venti. Il giorno speso a caricare camion di tondini del venti e a smadonnare sul tornio.&lt;span style="font-size:+0;"&gt; &lt;/span&gt;Una propria officina meccanica a trentacinque e tredici ore di lavoro al giorno per mantenere la strega e suoi due figli. Un fallimento a quarantotto e la nuova vita alla Traco, dove dopo dieci anni di chilometri e fatica, riuscì ad essere nominato responsabile del distaccamento della Bovisa. Il suo piccolo regno. Un ufficio di due metri per due, una scrivania ricoperta di linoleum, quattro furgoni e due camion da gestire. Tutto filava da Dio ormai. La strega era morta due anni prima. Se l’era portata via un tumore fulminante. Con lei se n’erano andate le litigate della sera. Il dopo cena. I figli ormai grandi avevano lasciato la città e si facevano vivi solo alle feste comandate. Poi, da quando il maggiore aveva dichiarato la propria omosessualità, meno si faceva sentire e meglio era. “Se Dio ci voleva tutti finocchi, non avrebbe mai inventato la donna”, amava rispondere al figlio quando il discorso si faceva spesso. Ma in fondo gli voleva ancora bene. Gli era rimasto il suo lavoro, le partite a scopa al circolo, i film la sera tardi a casa, quando non tornava troppo stonato anche per la tv, e Jasmine, ventottenne mignotta nigeriana. Sempre il ventisette del mese con lo stipendio in saccoccia . Perfetto, senza troppe responsabilità ed impegni. “Cosa voglio di più alla mia età”, si ripeteva spesso. &lt;?xml:namespace prefix = o /&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;Solo una persona gli faceva saltare letteralmente i nervi. Pino Lo Monaco.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;Non sopportava quel latin lover da strapazzo, quella sua allergia alle regole, quei suoi capelli lunghi, quell’idea che avrebbe potuto avere ciò che voleva se solo avesse voluto. Ma soprattutto non tollerava i suoi ritardi. Anche quella mattina gli altri erano già partiti per le loro consegne e lo stronzo non si vedeva nemmeno all’orizzonte. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;Guardò nervosamente il pacchiano orologio a muro del suo ufficio. Una patacca tonda con le tette di Pamela Anderson come sfondo. Una lancetta era appoggiata sul polso destro e quella dei minuti di taglio sul seno sinistro. “Porca la troia le otto e un quarto” sbuffo il Bottini.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;Come promesso nell’ultimo match avuto con Pino, gliele avrebbe fatta pagare cara. Scaglio’ la Gazzetta contro il nudo linoleum ed uscì in garage sbattendo la porta e tirando Madonne.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5376125942028948735-6007530100592320907?l=quattroinlinea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://quattroinlinea.blogspot.com/feeds/6007530100592320907/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5376125942028948735&amp;postID=6007530100592320907&amp;isPopup=true' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5376125942028948735/posts/default/6007530100592320907'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5376125942028948735/posts/default/6007530100592320907'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://quattroinlinea.blogspot.com/2009/02/lacqua-bolle-100-gradi-parte-5.html' title='L&apos;acqua bolle a 100 gradi - Parte 5'/><author><name>Thecozzy</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01697140774614489321</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_admShsLB7gI/SUvrxdRuNII/AAAAAAAAAAM/vq6xdnn0Y4I/S220/thecozzy.JPG'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5376125942028948735.post-6130826156932015506</id><published>2009-02-06T00:39:00.004+01:00</published><updated>2010-05-30T17:50:38.791+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='L&apos;acqua bolle a cento gradi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Parte 04'/><title type='text'>L'acqua bolle a 100 gradi - Parte 4</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Pino per campare faceva il corriere espresso. Non guadagnava molto, ma aveva il suo furgone con cui scorrazzare per la città, la sua bella divisa marrone ed oro e il suo senso di discreta libertà che altri lavori impiegatizi in passato gli avevano sempre negato.&lt;?xml:namespace prefix = o /&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;Stare chiuso tra quattro mura non era mai stato il suo forte. Le bestie selvatiche se si tengono in gabbia, si intristiscono e poi si lasciano morire.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;Li invece doveva solo caricare il Ford Transit con le consegne del giorno, studiarsi il giro da fare per metterci il meno tempo possibile ed il gioco era fatto. Incontrava ogni giorno una moltitudine di persone nuove, qualcuna gradevole, altre meno. Anziani soli, famiglie rumorose, impiegate nevrotiche e perennemente di fretta, manager scontrosi e semplici pensionati che ritiravano pacchi per conto di figli troppo presi dai loro lavori. A volte mogli annoiate che gli offrivano volentieri il dolce della casa, facendogli saltare il giro delle consegne.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;Pino si era organizzato per bene, il Transit era la sua seconda casa o forse la prima.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;Dato che ci doveva trascorrere gran parte della giornata si era portato appresso tutto il suo mondo. Sul pannello che divideva l’abitacolo dal vano di carico, proprio dietro i poggiatesta troneggiava un poster. Lo rimirava ogni volta che saliva al posto di guida e una smorfia di stima gli segnava il viso. Un metro per uno e mezzo di carta patinata ritraeva ciò che lui aveva sempre sognato di essere. Gli spalti di San Siro impazziti dietro e lui con i capelli lunghi raccolti da una sottile fascetta nera, la faccia da schiaffi e le braccia larghe e tese in segno di esultanza, quasi a sbeffeggiare il mondo intero. In lontananza la notte meneghina. Zlatan . Non tifava Inter, ma avrebbe voluto essere lui, in qualunque squadra dell’universo. Uno che o si ama o si detesta. Mai indifferente, mai banale in ogni suo gesto.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;Il secondo giorno di lavoro aveva sradicato lo stereo di serie che saltava alla traccia successiva ad ogni sobbalzo. La musica è come una bella donna, va ascoltata con cura, viziata quanto basta e soprattutto rispettata. Quello stereo le mancava di rispetto, schiaffeggiandola ad ogni buca. Istallò un Pioneer di ultima generazione e due casse con i controcazzi, spendendo la metà del suo primo futuro stipendio. Nel cassetto portaoggetti&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;la sua vita in musica. Ascoltava di tutto, ma aveva un debole per la musica rock e quella italiana d’autore. A suo dire rispecchiavano perfettamente i suoi stati d’animo. La rock quando aveva bisogno di carica o quando giravano e quella d’autore per i momenti di riflessione. Il tempo per lui si era fermato ai primi anni novanta. La musica moderna lo infastidiva salvo rare eccezioni. Era lo specchio dei tempi e quello che vedeva ultimamente gli faceva distogliere lo sguardo sempre più di frequente. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;Quando ascoltava i Kiss si immaginava su di un palco, con le zeppe ai piedi ed il viso dipinto di bianco. La suoneria del suo cellulare era “I was made for love you” e più di una volta aveva rischiato lo schianto facendo lo scemo al ritmo di “Dr Love”.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Del resto “She call me Dr Love” chiamava alla demenza precoce. Led Zeppelin per i momenti più riflessivi e Battisti per le sere malinconiche. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;A completare il tutto il minifrigo attaccato all’accendisigari sempre rifornito con dell’ottima Tennent’s gelata.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;Il navigatore per le consegne sempre acceso ma rigorosamente muto. Questione di priorità nella vita, amava dire.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Se gliel’avessero rubato quel dannato furgone si sarebbe gettato di testa nel Naviglio puzzolente per la disperazione. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5376125942028948735-6130826156932015506?l=quattroinlinea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://quattroinlinea.blogspot.com/feeds/6130826156932015506/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5376125942028948735&amp;postID=6130826156932015506&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5376125942028948735/posts/default/6130826156932015506'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5376125942028948735/posts/default/6130826156932015506'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://quattroinlinea.blogspot.com/2009/02/lacqua-bolle-100-gradi-parte-4.html' title='L&apos;acqua bolle a 100 gradi - Parte 4'/><author><name>Thecozzy</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01697140774614489321</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_admShsLB7gI/SUvrxdRuNII/AAAAAAAAAAM/vq6xdnn0Y4I/S220/thecozzy.JPG'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5376125942028948735.post-4546787090192797130</id><published>2009-01-24T17:50:00.002+01:00</published><updated>2010-05-30T17:50:18.030+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='L&apos;acqua bolle a cento gradi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Parte 03'/><title type='text'>L'acqua bolle a 100 gradi - Parte 3</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Pino viveva in cinquanta metri quadri in Via delle Forze Armate, zona Baggio, giusto dietro il vecchio ospedale militare. Non proprio Beverly Hills per chi non bazzica da quelle parti. Il vecchio proprietario gli spillava seicento euro al mese, la metà della paga per intenderci. Le due rate in arretrato erano ormai una tradizione, come gli insulti che doveva schivare ogni volta che non riusciva ad evitare il vegliardo. Una camera da letto, un salotto con angolo cottura e un bagnetto in cui ci si entrava a fatica. L’arredamento era rimasto come congelato alla fine anni settanta, piastrelle con motivi a mosaico e tappezzeria di quart’ordine alle pareti. Tende dozzinali bianche con enormi papaveri rossi sparsi qua e la. Sembravano lanciati a caso sull’organza come dadi sul piazzale dietro il trotter alle quattro del mattino di una notte estiva. &lt;?xml:namespace prefix = o /&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Aggrappati alle pareti, mobili ormai fuori moda con inserti in vetro e mensole che ospitavano i rifiuti delle sue tasche. Monetine, accendini e scontrini tenevano d’occhio il tavolo ricoperto da una tovaglia pesante blu, sulla quale Pino cenava le poche volte che rincasava dopo il lavoro.Su di un mobiletto anticato troneggiava nostra signora televisione, compagna delle sue rare serate solitarie. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Di fronte, il divano color senape, in linea retta con la porta d’ingresso, il porto più vicino dove attraccare quando il tasso alcolico non gli permetteva di raggiungere la camera da letto. L’angolo cottura si limitava allo stretto necessario per fare due uova al tegamino con pensili ricoperti da formica bianca e gialla, a volte scollata agli angoli, a volte rattoppata alla buona con del mastice. Il lavello traboccava di piatti&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;non lavati a mollo in tre dita d’acqua e detersivo. Sul fornello una pentola ancora sporca di sugo di pomodoro.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Appesi dappertutto quadri raffiguranti i disegni di Leonardo da Vinci. Con il resto dell’arredamento c’entravano come la marmellata con gli spaghetti, ma spesso Pino si soffermava a scrutarli con interesse e non li avrebbe cambiati per nulla al mondo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Aveva sempre considerato Leonardo come un marziano capitato per caso sulla terra secoli fa. Non si spiegava altrimenti come all’epoca si potesse pensare di costruire un elicottero o il paracadute quando tutti andavano a piedi o a cavallo. Come tutti i grandi non fu capito dagli uomini del suo tempo, si ripeteva spesso.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Pino aveva cambiato solamente il letto, a quello ci teneva particolarmente. Era il&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;suo compagno d’avventura e non poteva certo permettersi di risparmiare sull’attrezzo del mestiere. L’aveva acquistato appena affittata casa. Infatti, entrato in camera per la prima volta, si lanciò sul vecchio che schiantò di colpo sotto il suo peso. Raccattò i pezzi immaginando cosa sarebbe successo in un’altra occasione. Con un ghigno dipinto in volto si recò al mobilificio Ferrari, di proprietà del padre di un suo compagno di squadra, da tutti chiamato Testarossa per via dei capelli e del cognome ingombrante.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Spese soldi che non aveva e la settimana successiva un tatami color venghè sfavillava tra le sue quattro mura.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Certo non era un loft in zona fiera, ma nessuna donna che usciva da quella topaia si era mai lamentata dei mobili. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5376125942028948735-4546787090192797130?l=quattroinlinea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://quattroinlinea.blogspot.com/feeds/4546787090192797130/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5376125942028948735&amp;postID=4546787090192797130&amp;isPopup=true' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5376125942028948735/posts/default/4546787090192797130'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5376125942028948735/posts/default/4546787090192797130'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://quattroinlinea.blogspot.com/2009/01/lacqua-bolle-100-gradi-parte-3.html' title='L&apos;acqua bolle a 100 gradi - Parte 3'/><author><name>Thecozzy</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01697140774614489321</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_admShsLB7gI/SUvrxdRuNII/AAAAAAAAAAM/vq6xdnn0Y4I/S220/thecozzy.JPG'/></author><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5376125942028948735.post-1286982568699878356</id><published>2009-01-10T16:51:00.002+01:00</published><updated>2010-05-30T17:49:52.331+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='L&apos;acqua bolle a cento gradi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Parte 02'/><title type='text'>L'aqua bolle a cento gradi - Parte 2</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Giuseppe Lo Monaco, Pino per tutti da quando ne aveva memoria, era nato trentasette primavere fa a Paola, uno sputo di case in mezzo ad un altipiano in provincia di Cosenza. Tanti per capirci, un keniota tra quelle sterpaglie ci avrebbe corso molto volentieri. Una piazza, il classico bar ritrovo di paese frequentato solo da vecchi e bambini. Gli anziani passavano le giornate all’ombra di una pensilina di plexiglass verde, radunati su tre tavoli dove le carte ed il vino rosso la facevano da padroni.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;I bimbi scorrazzavano sulle loro bici scassate, sfidandosi in gare infinite, girando attorno alla statua di Garibaldi che li guardava con sospetto. I vecchi dicevano che risalendo l’Italia era passato pure di li. Ogni tanto qualche nonno, nervoso per aver perso l’ennesima partita a scopa, riprendeva il nipote ormai alla seconda sbucciatura di ginocchia della settimana. Il tutto in calabrese antico, ignoto anche agli abitanti della vicina Cosenza. I giovani appena avevano la possibilità scappavano a gambe levate, con o senza lavoro ad attenderli. Milano e Roma erano la meta di molti. Un amico di Pino era finito a Duisburg in Germania, si era sposato con una cameriera di un’osteria e ci aveva fatto due figli. Una volta all’anno li andava a trovare, ma dopo due giorni se ne tornava a Milano. Troppo triste e fredda la Germania.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Pino a Milano ci stava da Dio. Era la città per lui. Doveva nascere li, se lo ripeteva spesso. Le luci, i locali, le belle donne. Tutto a portata di mano, ogni volta una diversa. Piaceva alle donne e ne era consapevole. Aveva dei lineamenti andini, capelli lisci e nerissimi, lunghi fino alle spalle e sempre ben curati. Passandosi le mani tra i capelli ne aveva steso più di una. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Carnagione scura naturale. I solarium non l’avevamo mai conosciuto e gli bastavano due raggi di sole per avere un’abbronzatura come un tedesco dopo tre settimane a Rimini. I lineamenti pronunciati e la barba sfatta di tre giorni gli davano quel tocco da ribelle che tanto piace a molte. Il tutto distribuito su di un metro e ottanta d’uomo per ottanta chili di muscoli ben curati. Pino aveva giocato a calcio fine all’anno prima e il fisico non aveva ancora perso il tono muscolare nonostante qualche birra di troppo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Il calcio era l’altra sua passione, oltre alle donne, si capisce. Non tifava per nessuno, gli piaceva giocare e l’aveva fatto con profitto per tanti anni. Tre allenamenti a settimana e partita la domenica ne avevano scolpito il fisico ed il carattere. Punta e capitano, naturalmente. Tante botte prese e date, un legamento del ginocchio destro regalato alla causa e 120 gol nei campionati dilettantistici nel milanese. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Una vita nel Greco Pantagon, squadra storica dei quartieri nord di Milano, dove il palazzo con meno piani ne aveva dieci. Campo piccolo e un centinaio di tifosi alla domenica incazzati con il mondo, che in quelle due ore vomitavano dalla tribuna tutto il loro disagio esistenziale quotidiano. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Pino se ne era andato da li cinque anni prima, lasciando su quel campo sterrato un pezzo di cuore. A dirla tutta era stato cacciato dal Presidente Cobolli. Lo aveva pizzicato un pomeriggio mentre usciva di corsa dall’uscio della sua villa nel pavese, mentre la moglie in vestaglia lo salutava raggiante dalla finestra. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Nonostante le rassicurazioni della consorte e le promesse di doppiette da fare solo in campo, o possibilmente con qualcun'altra, a fine stagione si dovette trovare una nuova sistemazione. Finì la carriera in provincia, ma non fu più la stessa cosa. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;?xml:namespace prefix = o /&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5376125942028948735-1286982568699878356?l=quattroinlinea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://quattroinlinea.blogspot.com/feeds/1286982568699878356/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5376125942028948735&amp;postID=1286982568699878356&amp;isPopup=true' title='9 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5376125942028948735/posts/default/1286982568699878356'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5376125942028948735/posts/default/1286982568699878356'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://quattroinlinea.blogspot.com/2009/01/laqua-bolle-100-gradi-parte-2.html' title='L&apos;aqua bolle a cento gradi - Parte 2'/><author><name>Thecozzy</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01697140774614489321</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_admShsLB7gI/SUvrxdRuNII/AAAAAAAAAAM/vq6xdnn0Y4I/S220/thecozzy.JPG'/></author><thr:total>9</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5376125942028948735.post-5310647144973277627</id><published>2009-01-05T00:06:00.003+01:00</published><updated>2010-05-30T17:47:40.729+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='L&apos;acqua bolle a cento gradi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Parte 01'/><title type='text'>L'acqua bolle a cento gradi - Parte 1</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Una morsa da fabbro gli stringeva le tempie, succedeva ogni volta. La mattina dopo una sbornia, quel maledetto fabbro dava un giro di vite. E la sua testa era posata proprio li nel mezzo, storta come un chiodo arrugginito appena estratto da un asse da ponteggio. Andava solo raddrizzato a martellate e poi poteva essere riutilizzato per un’altra giornata di lavoro.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Un raggio di sole filtrava tra le tapparelle del salotto. Pino aprì un occhio, lo vide, smadonnò e capì che anche quel giorno sarebbe arrivato a lavoro in ritardo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Le quattro wodka e Red Bull della sera prima stavano compiendo il loro sporco lavoro. Lottavano contro di lui con tutte le loro forze per tenerlo incollato al sudicio divano color senape sul quale era stramazzato un paio di ore prima.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Si passò una mano sulla barba mal fatta di tre giorni, si stropicciò gli occhi gonfi di sonno e si mise a sedere a fatica. La lingua era talmente gonfia che avrebbero potuto servirla con della salsa verde al cenone di Natale. Ancora con le palpebre semichiuse tastò il giubbotto di pelle che gli aveva fatto da cuscino per quella notte. La cerniera gli aveva lasciato un’impronta sulla guancia destra stile Capitan Harlock.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Frugò nelle tasche interne e ne estrasse un pacchetto di fedeli Camel ed un accendino usa e getta con sopra raffigurato un pinguino della Dreamworks, dalla faccia furba alla guida di un’aero scassato.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Se ne portò una alla bocca e se la accese, tirandosi in piedi come sollevato da un argano. Con ancora addosso i vestiti della sera prima si avviò alla porta finestra del salotto che dava su un misero balconcino di un metro quadro scarso, sul quale teneva le scarpe da ginnastica per ovvi motivi. Tirò su la tapparella e un’esplosione di luce lo investì, incendiandogli il cervello ancora in panne. Per poco la sigaretta non gli volò da bocca, smoccolò di nuovo ed aprì. Era una giornata fantastica. La primavera era arrivata da qualche giorno ed in città si respirava già un’aria nuova dopo i lunghi mesi invernali. Pino non capiva come l’arrivo della primavera cambiasse l’umore di molti. Per lui la vita era difficile d’inverno e tale restava anche a Marzo. I soldi finivano spesso al 15 del mese, quale fosse aveva poca importanza.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Una ragazza dai capelli ramati passò in quel momento sul marciapiede sottostante con un Pitbull al guinzaglio. Pino amava le rosse ma odiava i cani di qualunque specie e taglia fossero. I bastardini gli davano noia, sempre in mezzo alle palle a cercare una carezza. I molossi gli ricordavano un morso al polpaccio rimediato a dieci anni e gli procuravano una strizza fottuta.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Gettò uno sguardo distratto al retro della rossa, tirò su col naso, prese le scarpe e rincasò.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;L’orologio a muro, raffigurante una cartina topografica delle Americhe all’epoca di Colombo comprata per pochi euro in un centro commerciale, segnava già le otto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;A quell’ora avrebbe dovuto essere da un’altra parte. Si mise le scarpe, fece un tiro, spense il mozzicone in un bicchierino di plastica appoggiato sul tavolino, corse in bagno e pisciò gli stravizi della notte.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Tirò lo sciacquone del cesso dandosi un’occhiata distratta allo specchio. Si passò una mano nei capelli neri corvini e pensò che pur sentendosi di merda, era pur sempre un gran bel pezzo d’uomo. Raccattò soddisfatto le chiavi dell’auto, il suo giubbotto di pelle ed uscì come se fosse inseguito dal demonio in persona.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5376125942028948735-5310647144973277627?l=quattroinlinea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://quattroinlinea.blogspot.com/feeds/5310647144973277627/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5376125942028948735&amp;postID=5310647144973277627&amp;isPopup=true' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5376125942028948735/posts/default/5310647144973277627'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5376125942028948735/posts/default/5310647144973277627'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://quattroinlinea.blogspot.com/2009/01/lacqua-bolle-cento-gradi.html' title='L&apos;acqua bolle a cento gradi - Parte 1'/><author><name>Thecozzy</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01697140774614489321</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_admShsLB7gI/SUvrxdRuNII/AAAAAAAAAAM/vq6xdnn0Y4I/S220/thecozzy.JPG'/></author><thr:total>4</thr:total></entry></feed>
