L' acqua bolle a 100 gradi - Parte 10

Pino aveva appoggiato lo scooter, o meglio quel che ne restava, a un muro di cinta sul quale era affisso un manifesto beffardo di un amaro il cui motto recitava “Cosa vuoi di piu’ dalla vita?”. Lo lesse in automatico con la coda dell’occhio e non seppe trattenere un vaffa.
Sapeva che in caso di incidente non si doveva muovere il ferito e che bisognava chiamare il 118, ma in mezzo a quel delirio l’ambulanza sarebbe arrivata al calar della sera. Del resto, si disse, era solo un po’ di sangue dal naso. Non vide fratture evidenti. Certo l’angelo biondo era ancora mentalmente tra le nuvole, ma impulsivo com’era prese la decisione di caricarla in macchina e di portarla al San Carlo, che in condizioni normali distava cinque minuti al massimo.
Vide il segno della ruota del motorino impresso nella portiera di destra, come l’immagine di Cristo sulla Sindone, quello del casco sul cofano, come lo stampo di uovo di pasqua e il naso pesto della bionda, fece un rapido conto e vide la liquidazione volare tra nubi grigie di Milano.
Si la liquidazione, visto che il Bottini a quell’ora avrebbe di certo già firmato la sua lettera di licenziamento e questa era l’unica cosa assodata, sicura come il giorno che precede la notte.
Mando’ a cagare la folla che nel frattempo si era formata, e mentre a turno tutti si improvvisano medici sputando diagnosi, sollevo’ delicatamente Alice tenendogli ferma la testa il più possibile.
Certo al corso di pronto soccorso tenuto in ditta Pino era stato più attento alle curve della docente che al resto, ma qualche frammento di lezione era rimasto ficcato nella sua testa sbagliata ed adesso tornava utile.
L’appogio’sul sedile posteriore con un’ attenzione tale che pareva maneggiasse una fiala di nitroglicerina.
Si fermò a guardarla solo un istante. Certo che era bella da far male, con quei capelli biondi spettinati, gli occhi verde smeraldo e quattro lentiggini che facevano da cornice al naso. “Un naso rosso sangue, merda!” si disse, sbattendo la portiera e saltando al volante. Mise in moto, e quasi fosse inseguito dagli angeli dell’apocalisse zizago’ tra le auto ferme e fece un inversione da codice penale saltando di netto il cordolo che divideva le due carreggiate. “Presto cazzo.. presto!”. Butto’ un occhio allo specchietto retrovisore cercando un movimento, un gesto, ma l’angelo non ne voleva sapere di ritornare sulla terra. Il respiro era regolare e il sangue aveva smesso di colare. “E’ un buon segno “ disse Pino “O forse no? Merda”.
Tiro’ un pugno allo stereo che nel frattempo proponeva “Baby I’m gonna leave you” degli Zeppelin.
Al terzo pugno il frontalino si stacco’ di netto e nell’abitacolo scese il silenzio.
Il cervello di Pino stava per esplodere, troppi pensieri, troppe rogne, la vita che stava precipitosamente finendo nel cesso, mancava solo qualcuno che tirasse la corda.
Il silenzio, i pensieri, il tachimetro che segna i 120, il silenzio, la paura, il sudore freddo che irriga la schiena, il silenzio, un gemito…
“Cazzo un gemito..”. Pino sollevò lo sguardo allo specchietto e vide un angelo biondo sanguinante seduto sul sedile posteriore. Pino tirò un inchiodata tale che una nuvola di fumo avvolse l’Alfa per alcuni secondi.
“Ma che cazzo fai?” sentenziò Alice. “Non ci sei riuscito la prima volta ad ammazzarmi, ci vuoi riprovare?”
“Co-come stai?” riuscì a balbettare Pino.
“Ho un gran mal di testa.. ma tu chi sei?”
“Sono la ragione della tua emicrania mi sa, mi spiace ti ho tagliato la strada e mi sei finita dritta sul cofano..”
“O merda, ora ricordo sei il coglione che non guarda a destra.. “
“Già, il coglione…”
“Dove mi stai portando? E il mio scooter?”
“Ti sto portando al San Carlo, eri priva di sensi…”
“Non ci provare nemmeno, andiamo a casa tua, subito e non fare domande”
Pino mise in prima senza fare domande e capì che quella non era un giornata come altre, che sarebbe andato incontro ad un mare di guai, ma del resto come si fa a contraddire un angelo caduto dal cielo?

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