L'acqua bolle a 100 gradi - Parte 7

Alice arrivava abbondantemente oltre i 60 in sella al suo Liberty Piaggio azzurro metallizato. Era uscita di casa in zona Bonola dieci minuti prima. Di una bellezza affascinante e castigante, come le punizioni di Roberto Baggio dai sedici metri, avrebbe detto Pino. Trent'anni portati con leggerezza, capello biondo corto, spettinato in base alle voglie del suo cuscino rosa, occhio verde chiaro come le biglie che si usavano da piccoli sulla spiaggia di Cesenatico. Avrebbe steso Rocky Marciano solo con lo sguardo, la spugna sarebbe arrivata a centro ring a metà del primo round e chi si è visto si è visto con buona pace di Adriana.
Aveva fatto colazione con un caffè avanzato dalla sera prima, scaldato in venti secondi benedetti di microonde, che ogni mattina le facevano guadagnare i cinque minuti di moka. Come al solito si era messa un paio di jeans stinti, una felpa nera e le immancabili American Eagle bianche e rosa. Aveva afferrato casco e tracolla, chiuso casa e si era fiondata in strada ingoiando una Pangocciola del Mulino mentre faceva i gradini a due a due. Saluto' la portinaia e si trovo' nella jungla mattuttina del marciapiede sotto casa dove l'aspettava il fidato scooter. Infilo' il casco, giro' la chiave e imbocco' il viale che l'avrebbe portata in redazione.
Alice lavorava ad uno di quei giornali gratuiti che ti appioppano anche controvoglia non appena ti avvicini ad una stazione della metropolitana milanese. Seguiva la cronaca nera della Big City, per lo più i soliti accoltellamenti fuori dalle discoteche frequentate da extracomunitari, regolamenti di conti della mala, qualche marito che aveva deciso di rescindere il proprio contratto matrimoniale a modo suo o storie di droga e prostituzione. Tutto quello che rende così dannatamente movimentata questa grigia città del nord. Era un lavoro che la metteva a contatto diretto con le peggio persone di Milano, ma pagava bene e rendeva le nottate mai uguali.
Tutto filava liscio ma l'altra notte si era imbattuta in qualcosa di grosso. Ne era certa. Talmente grosso che il peso l'aveva schiacciata nelle tre ore passate a girarsi tra le coperte.
A questo pensava zigzagando tra le auto ferme in coda davanti al Palalido.
La fila ad un certo punto si mosse, tutti ripartirono lentamente, ma in un pertugio in cui sarebbe passato a malepena un'ape cross si materializzò un Alfa 75 con "Immigrant song" dei Led Zeppelin che usciva a manetta dai finestrini.
Fece appena in tempo a pensare "Oh cazzo..." e fu tutto nero e silenzio.

3 commenti:

Maria Luisa ha detto...

Un saluto anche a te Thecozzy mi mancano i tuoi sagaci commenti...

lunafragola ha detto...

Ero già venuta ieri, ma il mio pc faceva icapricci, come al solito, non ti dico niente di nuovo! Pensavo che, dopo tuttoquesto tempo, avessi postato più di un capitolo. Lo stai proprio centellinando questo racconto! Ma io non mollo e aspetterò econtinuerò a venire qui nche se tu sparisci.
E' un vero piacere averti di nuovo qui, Cozzy!

Thecozzy ha detto...

@mlrh: Cerchero' di passare più spesso..
@Luna: Sono solo malato e quindi ho tempo per scrivere qualcosa... abbi fede...