L'acqua bolle a 100 gradi - Parte 6

“Cazzo! Dio stramaledica il traffico e chi lo ha inventato” sputò Pino sbattendo la portiera della sua Alfa 75 vecchia di tredici anni parcheggiata di sbieco sul marciapiede sotto casa.Le macchine procedevano in colonna in direzione San Siro e tutto ciò voleva dire una sola cosa. Guai. Non sarebbe mai potuto arrivare in rimessa ad un orario decente e il Bottini questa volta gliela avrebbe fatta purgare per davvero.Girò la chiave che trovò nella tasca interna del giubbotto di pelle dopo vari tentativi, si accese una Marlboro con l’accendisigari rovente e saltò giù dal marciapiede senza guardare troppo di chi fosse la precedenza. Infilò Headless Cross dei Black Sabbath nel lettore cd, pescandolo a caso tra quelli sparpagliati sul cruscotto e cominciò a zigzagare nel traffico, sorpassando file di macchine andando abbondantemente contromano tra lampeggianti ed insulti di chi proveniva dalle parte opposta.L’alcool della sera prima gli faceva ancora pulsare le tempie, ma il buon tabacco e l’incazzatura montante lo stavano tenendo comunque a bada.Entrò in via Harar passando con un giallo molto somigliante ad un rosso fuoco, facendo fischiare i pneumatici Pirelli ormai alla frutta, scalò in seconda e ripartì a scheggia verso lo stadio.Il cellulare suonava all’impazzata, sul display una scritta a lettere cubitali, CAPO!!.

“Merda, questo mi ammazza oggi”.

Non rispose e chiuse il telefono nel porta-oggetti per non sentirlo più. Un sorriso sarcastico gli segnò il volto. Un’ immagine curiosa gli si era formata in mente. Il Bottini accasciato sulla scrivania in preda ad un attacco di bile. Si guardò nel retrovisore e si vide una merda.

“Cazzo hai combinato ieri sera, eh?” si disse.

Tagliò la strada ad una ragazza, che per tutta risposta gli indicò il dito medio. Era troppo graziosa, non seppe resistere e fermo allo stop le mandò un bacio con tanto di soffio. Lei sorrise e Pino ripartì sgommando.Il ritardo ormai non si contava più solo in minuti, e la Bovisa era ancora un miraggio lontano. Si accese un’altra sigaretta e si appese al clacson. Tutti fermi, ognuno nella sua latta a quattro ruote. Avesse avuto qualche soldo in più si sarebbe finalmente comprato una maledetta Vespa. I motociclisti, li vedeva sfrecciare tra le auto ed avrebbe voluto fermarne qualcuno, abbandonare l’Alfa e via.Il Bottini nel frattempo aveva finito i Santi in cielo e consumato l’indice a furia di comporre quel fottutissimo numero di telefono invano.Il volto era nero come il cielo prima di una tromba d’aria e non prometteva nulla di buono. A guardar bene si potevano pure scorgere dei lampi fuoriuscire dalle narici.

“E’ meglio che non arrivi, perché se lo becco non sarà più lo stesso” sbraitò rivolto al nulla.

Il Bottini non sapeva ancora cosa sarebbe successo da li a poco, ma a suo modo c’aveva preso in pieno.

4 commenti:

lunafragola ha detto...

un leggero disagio inizio a sentirlo anch'io......ma ora viene il bello. Da giallista, non vedo l'ora............

Helene ha detto...

Socio ciao...ero rimasta indietro di un paio di parti e me li sono letta in recupero ;-)
So che le menti geniali ci mettono tempo per partorire le idee, ma... minkiapapà ti fai aspettare come un dottore eh... siamo tutti in sala d'attesa del tuo studio ad aspettare il prossimo turno... continua socio sei troppo messo bene mentre scrivi e fai stare bene anche chi ti legge... in proposito socio ci sarà prima o poi un rendez- vous con vossia che devo parlarle di scrittura ecc...ecc? Pasqua è andata ormai, confido prima di ferragosto ;-)
Un bacione grande a te e socia

medusa ha detto...

an-co-ra!
an-co-ra!
an-co-ra!
:D

Thecozzy ha detto...

@Helene: Mi sono solo scoglionato ed ho mollato i blog... magari mi sta tornando la voglia.
Devi bloccare la socia e fissare una data altrimenti ciao...
@Med: Parte 7 pubblicata, parte 8 vado a scriverla..