L'aqua bolle a cento gradi - Parte 2

Giuseppe Lo Monaco, Pino per tutti da quando ne aveva memoria, era nato trentasette primavere fa a Paola, uno sputo di case in mezzo ad un altipiano in provincia di Cosenza. Tanti per capirci, un keniota tra quelle sterpaglie ci avrebbe corso molto volentieri. Una piazza, il classico bar ritrovo di paese frequentato solo da vecchi e bambini. Gli anziani passavano le giornate all’ombra di una pensilina di plexiglass verde, radunati su tre tavoli dove le carte ed il vino rosso la facevano da padroni.
I bimbi scorrazzavano sulle loro bici scassate, sfidandosi in gare infinite, girando attorno alla statua di Garibaldi che li guardava con sospetto. I vecchi dicevano che risalendo l’Italia era passato pure di li. Ogni tanto qualche nonno, nervoso per aver perso l’ennesima partita a scopa, riprendeva il nipote ormai alla seconda sbucciatura di ginocchia della settimana. Il tutto in calabrese antico, ignoto anche agli abitanti della vicina Cosenza. I giovani appena avevano la possibilità scappavano a gambe levate, con o senza lavoro ad attenderli. Milano e Roma erano la meta di molti. Un amico di Pino era finito a Duisburg in Germania, si era sposato con una cameriera di un’osteria e ci aveva fatto due figli. Una volta all’anno li andava a trovare, ma dopo due giorni se ne tornava a Milano. Troppo triste e fredda la Germania.
Pino a Milano ci stava da Dio. Era la città per lui. Doveva nascere li, se lo ripeteva spesso. Le luci, i locali, le belle donne. Tutto a portata di mano, ogni volta una diversa. Piaceva alle donne e ne era consapevole. Aveva dei lineamenti andini, capelli lisci e nerissimi, lunghi fino alle spalle e sempre ben curati. Passandosi le mani tra i capelli ne aveva steso più di una.
Carnagione scura naturale. I solarium non l’avevamo mai conosciuto e gli bastavano due raggi di sole per avere un’abbronzatura come un tedesco dopo tre settimane a Rimini. I lineamenti pronunciati e la barba sfatta di tre giorni gli davano quel tocco da ribelle che tanto piace a molte. Il tutto distribuito su di un metro e ottanta d’uomo per ottanta chili di muscoli ben curati. Pino aveva giocato a calcio fine all’anno prima e il fisico non aveva ancora perso il tono muscolare nonostante qualche birra di troppo.
Il calcio era l’altra sua passione, oltre alle donne, si capisce. Non tifava per nessuno, gli piaceva giocare e l’aveva fatto con profitto per tanti anni. Tre allenamenti a settimana e partita la domenica ne avevano scolpito il fisico ed il carattere. Punta e capitano, naturalmente. Tante botte prese e date, un legamento del ginocchio destro regalato alla causa e 120 gol nei campionati dilettantistici nel milanese.
Una vita nel Greco Pantagon, squadra storica dei quartieri nord di Milano, dove il palazzo con meno piani ne aveva dieci. Campo piccolo e un centinaio di tifosi alla domenica incazzati con il mondo, che in quelle due ore vomitavano dalla tribuna tutto il loro disagio esistenziale quotidiano.
Pino se ne era andato da li cinque anni prima, lasciando su quel campo sterrato un pezzo di cuore. A dirla tutta era stato cacciato dal Presidente Cobolli. Lo aveva pizzicato un pomeriggio mentre usciva di corsa dall’uscio della sua villa nel pavese, mentre la moglie in vestaglia lo salutava raggiante dalla finestra.
Nonostante le rassicurazioni della consorte e le promesse di doppiette da fare solo in campo, o possibilmente con qualcun'altra, a fine stagione si dovette trovare una nuova sistemazione. Finì la carriera in provincia, ma non fu più la stessa cosa.

9 commenti:

Auxesia ha detto...

Bravo!
Sei proprio bravo, scorre bene.... aspetto gli altri capitoli.
Ciao

DorainUSA ha detto...

Si sei proprio bravo.

lunafragola ha detto...

non so cosa sia successo. Ho inviato il commento ma non è arrivato. Ci riprovo e ti dico che mi piace moltissimo qui.
Lunafragola

marialuisa Rossi Hawkins ha detto...

allora ti ho scovato, Mi piace come scandisci le frasi, secche e intense. Ora cerco di linkarti, continuo ad essere una frana informatica.

medusa ha detto...

notevole!
linguaggio asciutto, dritto al punto e con poche parole dipingi tutta una situazione.
mi piace, mi piace davvero!

bstevens ha detto...

ma... giuseppe lo monaco assomiglia a quello che io intuisco di te!!! : ) fammi leggere anche sotto, valà

bstevens ha detto...

..ma poi... oggi ci scrivi?!

Thecozzy ha detto...

@Auxesia: Grazie, cercherò di postare almeno un capitolo alla settimana se la cosa funziona...
@Dorian: E tu sei troppo buona..
@Luna: tu e la tecnologia non andate d'accordo..
@MLRH: Thanks, da ragioniere apprezzo molto il tuo commento giornalistico, onorato..
@Med: Va bene dai, birra pagata..
@B: No, io sono quello in foto-manga

Fasti ha detto...

che io poi a Paola ci sono pure passata!Ah,la Calabria.E i calabresi.quando ho letto un metro e ottanta per 8 kg di muscoli ben curati ho pensato al mio primo amore.ne pesava 83...ma non stiamo qui a sottilizzzzare.
Mi unisco ai complimenti degli alti.
ABBBRAVO!