Una morsa da fabbro gli stringeva le tempie, succedeva ogni volta. La mattina dopo una sbornia, quel maledetto fabbro dava un giro di vite. E la sua testa era posata proprio li nel mezzo, storta come un chiodo arrugginito appena estratto da un asse da ponteggio. Andava solo raddrizzato a martellate e poi poteva essere riutilizzato per un’altra giornata di lavoro.
Un raggio di sole filtrava tra le tapparelle del salotto. Pino aprì un occhio, lo vide, smadonnò e capì che anche quel giorno sarebbe arrivato a lavoro in ritardo.
Le quattro wodka e Red Bull della sera prima stavano compiendo il loro sporco lavoro. Lottavano contro di lui con tutte le loro forze per tenerlo incollato al sudicio divano color senape sul quale era stramazzato un paio di ore prima.
Si passò una mano sulla barba mal fatta di tre giorni, si stropicciò gli occhi gonfi di sonno e si mise a sedere a fatica. La lingua era talmente gonfia che avrebbero potuto servirla con della salsa verde al cenone di Natale. Ancora con le palpebre semichiuse tastò il giubbotto di pelle che gli aveva fatto da cuscino per quella notte. La cerniera gli aveva lasciato un’impronta sulla guancia destra stile Capitan Harlock.
Frugò nelle tasche interne e ne estrasse un pacchetto di fedeli Camel ed un accendino usa e getta con sopra raffigurato un pinguino della Dreamworks, dalla faccia furba alla guida di un’aero scassato.
Se ne portò una alla bocca e se la accese, tirandosi in piedi come sollevato da un argano. Con ancora addosso i vestiti della sera prima si avviò alla porta finestra del salotto che dava su un misero balconcino di un metro quadro scarso, sul quale teneva le scarpe da ginnastica per ovvi motivi. Tirò su la tapparella e un’esplosione di luce lo investì, incendiandogli il cervello ancora in panne. Per poco la sigaretta non gli volò da bocca, smoccolò di nuovo ed aprì. Era una giornata fantastica. La primavera era arrivata da qualche giorno ed in città si respirava già un’aria nuova dopo i lunghi mesi invernali. Pino non capiva come l’arrivo della primavera cambiasse l’umore di molti. Per lui la vita era difficile d’inverno e tale restava anche a Marzo. I soldi finivano spesso al 15 del mese, quale fosse aveva poca importanza.
Una ragazza dai capelli ramati passò in quel momento sul marciapiede sottostante con un Pitbull al guinzaglio. Pino amava le rosse ma odiava i cani di qualunque specie e taglia fossero. I bastardini gli davano noia, sempre in mezzo alle palle a cercare una carezza. I molossi gli ricordavano un morso al polpaccio rimediato a dieci anni e gli procuravano una strizza fottuta.
Gettò uno sguardo distratto al retro della rossa, tirò su col naso, prese le scarpe e rincasò.
L’orologio a muro, raffigurante una cartina topografica delle Americhe all’epoca di Colombo comprata per pochi euro in un centro commerciale, segnava già le otto.
A quell’ora avrebbe dovuto essere da un’altra parte. Si mise le scarpe, fece un tiro, spense il mozzicone in un bicchierino di plastica appoggiato sul tavolino, corse in bagno e pisciò gli stravizi della notte.
Tirò lo sciacquone del cesso dandosi un’occhiata distratta allo specchio. Si passò una mano nei capelli neri corvini e pensò che pur sentendosi di merda, era pur sempre un gran bel pezzo d’uomo. Raccattò soddisfatto le chiavi dell’auto, il suo giubbotto di pelle ed uscì come se fosse inseguito dal demonio in persona.
L'acqua bolle a cento gradi - Parte 1
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Thecozzy
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4 commenti:
lo sto ingoiando..
sei sorprendente!
senti, ma che bello, coinvolgente! è l'inizio di un romanzo, cozzy, con spunti autobiografici??? al secolo sei proprio giuseppe? e io provo a cercarti su facebook, giuseppe cozzy...
@B: E' l'inizio di un esperimento, non so dove andrò a parare a dir la verità. No, non faccio Pino di nome, no non è autobiografico, e no non perdere tempo che su facebook non ci sono. Comunque grazie.
@Med: Non è mica un gelato con la panna montata, piano...
Ciao, volevo solo farti un salutino e darti il mio personale benvenuto su blogger :-)
A presto.
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